Pochi sanno che uno degli eroi che durante la Seconda Guerra Mondiale ha salvato 5218 ebrei ungheresi era comasco.

Giorgio Perlasca, nato a Como nel 1910, si trasferisce a Maserà in provincia di Padova ancora giovane con la famiglia.
Negli anni Venti aderisce con entusiasmo al fascismo ma durante la guerra civile spagnola il suo rapporto con il partito entra in crisi.
Durante la Seconda guerra mondiale, è mandato come incaricato d’affari in qualità di diplomatico nei paesi dell’Est per comprare carne per l’Esercito italiano. Nel 1943, dopo l’Armistizio tra Italia e Alleati, è a Budapest ma rifiuta di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, ed è quindi internato per alcuni mesi in un castello riservato ai diplomatici. I nazisti ungheresi, le Croci Frecciate, iniziano le persecuzioni sistematiche, le violenze e le deportazioni verso i cittadini di religione ebraica. E’ in questo periodo che Giorgio Perlasca, grazie ad un permesso per una visita medica fugge a Budapest e grazie a un documento che aveva ricevuto al momento del congedo in Spagna trova rifugio presso l’Ambasciata spagnola, diventando cittadino spagnolo con un regolare passaporto intestato a Jorge Perlasca. Inizia a collaborare con Sanz Briz, l’Ambasciatore spagnolo che assieme alle altre potenze neutrali presenti (Svezia, Portogallo, Svizzera, Città del Vaticano) sta già rilasciando salvacondotti per proteggere i cittadini ungheresi di religione ebraica. Quando Sanz Briz si vede costretto a fuggire per non giurare fedeltà ai nazisti, Perlasca prende in mano la situazione e su carta intestata e con timbri autentici compila di suo pugno la sua nomina a rappresentante diplomatico spagnolo e la presenta al Ministero degli Esteri dove le sue credenziali vengono accolte senza riserve.
Così regge pressoché da solo l’Ambasciata spagnola, organizzando l’incredibile “impostura” che lo porta a proteggere, salvare e sfamare migliaia di ungheresi di religione ebraica ammassati in “case protette” lungo il Danubio. Li rilascia utilizzando una legge promossa nel 1924 da Miguel Primo de Rivera che riconosceva la cittadinanza spagnola a tutti gli ebrei di ascendenza sefardita sparsi nel mondo.
La legge Rivera è dunque la base legale dell’intera operazione organizzata da Perlasca, che gli permette di portare in salvo 5218 ebrei ungheresi.
Dopo l’entrata in Budapest dell’Armata Rossa, Giorgio Perlasca viene fatto prigioniero, liberato dopo qualche giorno, e dopo un lungo viaggio per i Balcani e la Turchia rientra in Italia conducendo una vita normalissima e chiuso nella sua riservatezza non racconta a nessuno, nemmeno in famiglia, la sua storia di coraggio, altruismo e solidarietà.
Solo negli anno ’80 alcune persone da lui salvate hanno iniziato a cercarlo arrivando a scoprire la sua vera identità e a far conoscere la sua storia.
Giorgio Perlasca è morto il 15 agosto del 1992. È sepolto nel cimitero di Maserà a pochi chilometri da Padova. Ha voluto essere sepolto nella terra con al fianco delle date un’unica frase: “Giusto tra le Nazioni”, in ebraico.